Zeig di Martino Ciano

La copertina di Zeig di Martino Ciano

Il mondo immaginario di Colpaca in Zeig di Martino Ciano

Zeig di Martino Ciano
La copertina di Zeig di Martino Ciano

Io e la distopia

Lo ammetto, mi hanno sempre spaventato le atmosfere distopiche; sia in letteratura che nel cinema. Ho sempre avuto un senso di vaga inquietudine nell’approcciarmi alla lettura o alla visione di un film in cui la descrizione di una realtà immaginata (spesso proiettata nel futuro) proponesse visioni apocalittiche o, più in generale, negative del mondo raccontato.
Lo ammetto. Si è sempre trattato di una mia insicurezza. O, forse, di una inadeguatezza morale, o più semplicemente, mentale del mio modo di essere.
Mi sono dovuto ricredere. E lo devo all’amico e collega Martino Ciano che mi ha proposto la lettura del suo ultimo romanzo, Zeig pubblicato dalla bolognese Giraldi Editore.

“Zeig”: la storia

Colpaca è una città immaginaria in un mondo che non esiste; qui è tutto vero e tutto falso. Anche la ricerca di se stessi si può rivelare un gioco pericoloso che porta alla disintegrazione.
Il protagonista della storia è Marselo, un operaio assuefatto ai ritmi di lavoro e al sistema social-consumistico, ma allo stesso tempo pronto a evadere dalla quotidianità per dedicarsi a una vita di sola contemplazione. Il suo sogno: trasferirsi a Redimos, rifugio per sognatori e bohémien, per profeti e artisti e dissolvere, così, quel falso mondo di certezze apparenti di un sistema in cui tutti sono controllori e controllati. La verità, però, alle volte è un dolore che consuma e che si fa pagare a caro prezzo. La verità va ricercata nel profondo dell’anima, in quel luogo in cui tutti non siamo altro che intuizione e istante. “Zeig” scende negli abissi della società odierna, in cui la menzogna è l’unica profezia accettata.

Le mie considerazioni

Ho ritrovato in Zeig tanti richiami. Il romanzo è accattivante e mescola le vicende personali del protagonista con quelle collettive del mondo raccontato.
Ho ritrovato qui le visioni oniriche di Borges, quelle pessimistiche e solo apparentemente surreali di George Orwell, le atmosfere “d’acciaio” di Fritz Lang. Ma anche il realismo magico di Garcia Marquez e quello da pelle d’oca di Haruki Murakami. Sono evocazioni, sensazioni che fanno comprendere un sottobosco culturale ricco e variegato, fatto di tante letture, ma che non inficiano, semmai incitano, il linguaggio personale, attento, fortemente identificativo di Martino Ciano.
La tecnica narrativa è caratterizzata da un linguaggio asciutto, da un frasario secco ma ricercato, quasi di metallo cromato e allo stesso tempo immediato e mai scontato. “Un manuale di sopravvivenza per la stirpe 2.0” lo definisce Gaetano Bruno nella Prefazione. E mai definizione potrebbe essere tanto azzeccata.
Ciò che Martino Ciano con Zeig pone sotto l’occhio attento del lettore è sì frutto della fantasia, ma di una fantasia meditata (o forse mediata) sulle sorti del nostro tempo, del nostro reale. Un reale quanto mai abitato da insicurezze. Personali, sentimentali, ma anche economiche, politiche, morali.
Le insicurezze che non sembriamo mai superare, ma, semmai, amplificare, moltiplicare, generare sempre più numerose.
Ho compreso perché la distopia mi ha sempre inquietato: perché è fotografia del presente mascherato da futuro. E Zeig mi ha inquietato, perché nei ritmi, nelle dinamiche di quel mondo immaginato ho trovato le evoluzioni (ma sarebbe meglio dire involuzioni) del mondo attuale.
Se fare arte significa dare una sorta di approfondimento delle situazioni della vita, allora con “Zeig” Martino Ciano è riuscito a compiere ciò che possiamo chiamare arte. Lo ha fatto costruendo una realtà che “ferisce” il lettore, ma contemporaneamente sembra offrire “tempo” per cambiare, per “armarsi e partire” con lo scopo di modificare il nostro (personale e collettivo) futuro.
Da segnalare anche le ottime prefazione e postfazione curate da Gaetano Bruno e Alessandro Vergari che offrono una lettura approfondita del romanzo.