I drammi quotidiani di Paolo Panzacchi

Drammi quotidiani, Paolo Panzacchi
Drammi quotidani, Paolo Panzacchi

Un parallelismo

Quando ho letto “Drammi quotidiani” il mio primo pensiero è andato a uno dei miei film preferiti: “Crimini e misfatti” di Woody Allen.
In questo suo film del 1989, infatti, Woody Allen fa dire a uno dei protagonisti: “Se piega fa ridere, se spezza non fa ridere!”.
E poco importa se il personaggio in questione è uno spietato produttore televisivo interpretato da un meraviglioso Alan Alda sul quale un documentarista fallito (interpretato dallo stesso Allen) sta girando un film biografico attraverso il quale anzichè celebrarlo cerca di demolirlo.
Quella frase mi è rimasta dentro, perchè la sento tremendamente vera.
A maggior ragione, e qui torno al tema di principale di questo articolo, se devo parlare di “Drammi quotidiani” (Pendragon, 2018), secondo romanzo, dopo “L’ultima intervista” (Maglio Editore, 2015), di Paolo Panzacchi.
Sassolese di nascita, bolognese di formazione e attualmente ferrarese, Panzacchi, classe 1984, si è misurato, in questo libro, con il non certo semplice genere comico.

La vicenda

Il risultato è un libro che racconta le vicissitudini di Francesco Garelli, giovane pubblicitario sposato con Giulia e padre di una bimba di tre anni, Elena. Un uomo che conduce una vita frenetica, dividendosi tra gli impegni di lavoro e quelli del mènage familiare. Condiscono il tutto qualche rimpianto, rapporti di amicizia saltuari, suoceri invadenti, genitori stressanti, e piccole invidie. Francesco è insoddisfatto del rapporto con la moglie, ma è convinto che ci siano margini per migliorare: per questo le proverà tutte, dallo champagne al pilates, sino a quando non sarà colpito da una strana influenza durante la quale rifletterà sulla sua propria condizione e maturerà una decisione irrevocabile: sparire per sempre.

Cosa ne penso

Evito di “spoilerarvi” non solo il finale, ma anche l’infinità di situazioni tragiche che, agli occhi di uno spettatore esterno, si trasformano irrimediabilmente in gag comiche.
Panzacchi non è mai sopra le righe ed è qui che mi torna alla mente il personaggio di Allen. Già, perchè credo fermamente che sia piuttosto semplice, per chi si occupi di comico, il cadere nell’esagerazione, il voler far ridere a tutti i costi.
Panzacchi non lo fa; la sua storia, infatti, è costantemente in equilibrio tra “vis comica” e responsabile senso della narrazione. Perchè anche il comico ha le sue regole, i suoi tempi giusti di intervento, un crescendo musicale e un dovere quasi “morale” nei confronti dei lettori. Perchè il comico deve avere una sua “morale”, un suo scopo finale. Se no non “piega” ma “spezza” e quindi non fa ridere. E Panzacchi, da narratore di razza quale è (mentre scrivo questa recensione sto leggendo il noir di ultima uscita “Il pranzo della domenica” e vi garantisco che di narratore di razza si tratta) sigla fin dalle prime righe un patto narrativo ben preciso con i suoi lettori.

Un altro parallelismo

Altri prima di me hanno recensito “Drammi quotidiani” e alcuni hanno voluto trovare un riferimento al personaggio e alle vicende di Ugo Fantozzi. Confronto con cui mi trovo d’accordo avendo a che fare con una tragedia umana che fa ridere perchè in essa e nelle sue solo apparenti esagerazioni a volte ritroviamo noi stessi, con le nostre sfighe quotidiane, i soprusi degli altri, il nostro andare avanti in una vita sempre più o meno uguale a se stessa.
Io ho conosciuto i prodromi di Drammi quotidiani attraverso Facebook; sul social, infatti, Panzacchi pubblica quotidianamente una piccola “striscia” in cui racconta uno dei suoi “drammi quotidiani”. Alle volte tragicomico, altre volte insolitamente e solamente comico.

Conclusioni

Trovo che sia stata un’operazione interessante quella di trarre spunto da quell’esperienza per trasformarla in una vicenda narrata nei ventinove capitoli del romanzo pubblicato dalla bolognese Pendragon nella collana Glam diretta dagli ottimi Alessandro Berselli e Gianluca Morozzi. Interessante perchè il risultato è senza dubbio esaltante e divertente; ma soprattutto perchè fa ridere senza esagerare e ragionare un po’ di più sulle cose della vita. Un po’ come si dovrebbe, ogni giorno, sorridere e ragionare dei nostri quotidiani drammi.

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