Il mare scritto e altri pensieri sparsi

Trouville è sempre uguale a se stessa. Dalla Belle Epoque a oggi il tempo sembra essersi fermato sulla battigia di questa località della Normandia amata da poeti e artisti.
D’altra parte la Francia, da ogni parte la si guardi, profuma di storia, di letteratura e di arte. E Trouville non fa eccezione.
Perché vi parlo di Trouville, di Francia e di tempo perduto?
Perché oggi è domenica, e la domenica per me è la giornata malinconica per antonomasia.
Oggi sono andato al mare. Ho passeggiato sulla spiaggia, ho mangiato del buon pesce e trascorso del tempo di valore con la mia famiglia, ma…
Ma. E’ domenica e fin da ragazzo questo giorno della settimana ha portato con sè malinconia e tristezza.

E così, mentre oggi mi trovavo sulla spiaggia illuminata da un sole più tardo estivo che autunnale, mi è tornato in mente un libretto che regalai qualche anno fa a mia moglie e che, scopro ora mentre lo rigiro tra le mani, è stato pubblicato nell’ormai lontano 1996.
Si intitola “Il mare scritto” e altro non è che un album realizzato a quattro mani.
Le didascalie sono di una delle più grandi scrittrici che la Francia ha regalato all’umanità.
Le foto di una delle più promettenti e affermate fotografe d’’oltralpe.
A Trouville nel 1980 Marguerite Duras (sì, avete capito bene, proprio quella Marguerite Duras) incontrò la fotografa francese Hélène Bamberger all’epoca giovane e promettente “acquisizione” dell’agenzia fotogiornalistica Gamma.

Da quell’incontro scaturì una collaborazione lavorativa che in qualche misura divenne anche un’amicizia tra la grande scrittrice, all’epoca sessantaseienne, e la fotografa che di anni, invece, ne aveva ventiquattro.
Le due donne avevano preso l’abitudine di andare in giro ogni pomeriggio in quella località di mare e nei suoi dintorni, spesso accompagnate da Yann il giovane amante della Duras.
Durante quelle uscite in auto Marguerite dirigeva ed Hélène scattava fotografie. Marguerite Duras, con i suoi pensieri, i suoi versi, la sua sensibilità poetica.
Hélène con il suo occhio attento e innovativo.
Quelle uscite di scoperta di luoghi e sentimenti durò quattordici anni. Fino al 1994.
Ne è scaturito un album pieno di malinconia e tempo perduto, sottolineato da didascalie che sono poesie senza avere la volontà di esserlo e poesie che sono didascalie pur senza volerlo essere.
In questo piccolo libro sembra racchiudersi tutto lo spazio di un pomeriggio, i discorsi, la stagione, i silenzi. Un pomeriggio lungo quattordici anni da cui è piacevole lasciarsi rapire.
Le stesse sensazioni di ora, dopo una domenica fuori casa, con il buio autunnale che ha preso il sopravvento sulle cose e con i ricordi resta un po’ di sabbia appiccicata alle suole delle scarpe.